Perché gli italiani con un livello avanzato di portoghese continuano a fare errori?
Publicado em 11/03/2026 15:21

Molti studenti italiani che imparano il portoghese raggiungono livelli molto avanzati di competenza linguistica, come C1 o C2. Tuttavia, anche a questi livelli è frequente osservare alcune strutture che rivelano chiaramente l’influenza dell’italiano. Esiste una spiegazione linguistica e neurologica.
Prendiamo espressioni come “fazer uma foto”, “fazer uma demanda” o alcune costruzioni sintattiche influenzate dalla lingua madre compaiono anche in parlanti molto competenti. Questo fenomeno non indica necessariamente una mancanza di dominio della lingua, ma rappresenta piuttosto un processo naturale nell’acquisizione di una seconda lingua.
In linguistica applicata, questo fenomeno è noto come transfer linguistico. Durante l’apprendimento di una nuova lingua, gli studenti tendono a utilizzare conoscenze già consolidate della loro lingua madre per interpretare e produrre la lingua target. Questo comportamento è legato a ciò che si chiama principio di economia cognitiva, ovvero, il cervello preferisce utilizzare strutture già esistenti piuttosto che costruire un sistema completamente nuovo. All’interno di questo processo si sviluppa ciò che viene chiamato interlingua, un sistema linguistico intermedio che combina elementi della lingua madre, della lingua target e delle strategie cognitive dello studente.
Il concetto di interlingua è stato introdotto negli anni Settanta dal linguista Larry Selinker. Studiando l’apprendimento delle lingue straniere, Selinker osservò che gli studenti non parlavano semplicemente una versione “imperfetta” della lingua target, ma sviluppavano un sistema coerente con proprie regole interne. Questo sistema evolve nel tempo e rappresenta una fase naturale del processo di apprendimento. L’interlingua non è quindi una forma di errore casuale, ma una vera e propria grammatica provvisoria che riflette il modo in cui lo studente organizza le informazioni linguistiche disponibili. Alcune strutture dell’interlingua possono persistere anche a livelli avanzati, soprattutto quando la comunicazione avviene con successo nonostante la presenza di piccole deviazioni dalla norma.
Per comprendere perché queste interferenze persistano anche nei livelli più alti, è utile considerare anche il funzionamento neurologico del linguaggio. Nel cervello umano esistono diverse aree coinvolte nell’elaborazione linguistica. Due delle più importanti sono la Broca\\\'s area e la Wernicke\\\'s area. L’area di Broca, situata nel lobo frontale sinistro, è principalmente associata alla produzione del linguaggio e alla pianificazione grammaticale delle frasi. Quando parliamo, questa regione coordina l’organizzazione sintattica delle parole e il controllo motorio necessario per articolare i suoni. L’area di Wernicke, invece, si trova nel lobo temporale sinistro ed è coinvolta soprattutto nella comprensione del linguaggio. Questa regione permette di riconoscere le parole, interpretarne il significato e collegarle al contesto comunicativo. Durante una conversazione, per esempio, quando ascoltiamo una frase come “Da quanto tempo vivi in Italia?”, quest’area analizza i suoni della lingua, identifica le parole e ne ricostruisce il senso complessivo. Una volta compreso il messaggio, entra in gioco l\\\'area di Broca, situata nel lobo frontale sinistro, che è responsabile della pianificazione della risposta. È qui che il cervello organizza la struttura grammaticale della frase che vogliamo produrre, seleziona le parole più appropriate e coordina i movimenti necessari per articolare i suoni.
In questo modo, le due aree lavorano in stretta collaborazione: l’area di Wernicke interpreta ciò che ascoltiamo, mentre l’area di Broca costruisce la risposta linguistica. Possiamo immaginare questo processo come una sorta di dialogo interno tra comprensione e produzione. Se, per esempio, un parlante italiano che sta imparando il portoghese ascolta la domanda “Há quanto tempo você mora aqui?”, l’area di Wernicke decodifica il significato della frase e attiva le conoscenze linguistiche disponibili. Subito dopo, l’area di Broca organizza la risposta, che potrebbe essere qualcosa come “Moro aqui há três anos”. Questo scambio continuo tra comprensione e produzione fa parte di una rete più ampia di regioni cerebrali dedicate al linguaggio. Ed è proprio il funzionamento di questa rete che aiuta a spiegare questo fenomeno molto comune nei parlanti bilingui.
Gli studi di neurolinguistica hanno infatti dimostrato che le lingue di una persona bilingue non sono immagazzinate in compartimenti completamente separati del cervello. Le stesse reti neurali vengono utilizzate per elaborare tutte le lingue conosciute. Di conseguenza, quando un italiano parla portoghese, l’italiano rimane parzialmente attivo nelle reti linguistiche del cervello. Questo fenomeno è noto come co-attivazione linguistica e spiega perché strutture della lingua madre possano emergere spontaneamente anche quando si sta parlando una lingua straniera.
Un ulteriore fattore che amplifica queste interferenze è la vicinanza tipologica tra italiano e portoghese. Entrambe appartengono al gruppo delle lingue romanze e condividono numerosi elementi lessicali, morfologici e sintattici. Questa somiglianza rende l’apprendimento iniziale più rapido, ma aumenta anche il rischio di falsi amici e trasferimenti strutturali. Paradossalmente, lingue molto simili possono generare più interferenze rispetto a lingue più distanti.
Nel contesto dell’apprendimento del portoghese, ridurre queste interferenze richiede un lavoro mirato su specifiche competenze linguistiche. Una strategia particolarmente utile consiste nel praticare esercizi basati sulle collocazioni lessicali, cioè sulle combinazioni naturali di parole che i parlanti nativi utilizzano spontaneamente. Invece di memorizzare parole isolate, è più efficace lavorare con sequenze come “tirar uma foto”, “tomar uma decisão” o “prestar atenção”. Questo tipo di apprendimento aiuta il cervello a memorizzare blocchi linguistici completi, rafforzando le connessioni neurali associate alla lingua target.
Sono proficui anche esercizi di riformulazione e correzione contrastiva, in cui si può analizzare frasi influenzate dall’italiano e trasformarle nella forma naturale in portoghese. Attività di traduzione inversa, dialoghi guidati e analisi di errori tipici possono sviluppare una maggiore consapevolezza delle differenze tra le due lingue. In questo contesto, la figura dell’insegnante svolge un ruolo fondamentale. Spesso il correttore più efficace per questo tipo di esercizi è un docente madrelingua della lingua target che conosca anche molto bene la lingua dello studente. Questa combinazione permette all’insegnante di riconoscere immediatamente l’origine dell’errore e di spiegare con precisione quale struttura della lingua madre ha generato l’interferenza. Quando il docente comprende entrambe le lingue, può proporre spiegazioni contrastive molto più chiare e aiutare lo studente a sviluppare una maggiore consapevolezza metalinguistica.